Chi sono

Mi chiamo Mariagiulia Luzzi. Vivo a Livorno, dove sono cresciuta e dove sono tornata dopo qualche anno lontana. Sono cresciuta anche negli scout — dai nove ai venticinque anni, prima come lupetta e poi come capo — e credo che una parte non piccola di come ragiono venga da lì: dall’abitudine a prendersi cura di gruppi di persone, a leggere i contesti, a stare nei processi che non hanno risultati immediati.

Ho studiato giurisprudenza. Mi sono laureata nel 2017, in tempo e con una tesi che mi era piaciuto molto scrivere. Il diritto mi affascinava davvero, e per un anno e mezzo dopo la laurea ho fatto tirocinio in tribunale a Livorno — un’esperienza formativa in un modo che l’università non era stata, perché lì il diritto lo vedevo applicato, con le sue asimmetrie e i suoi tempi lenti. Alla fine di quel percorso mi sono trovata davanti a una scelta pratica: aspettare cinque o sei anni e giocarmi tutto su un concorso, oppure spostarmi. Mi sono spostata.

In parallelo al tirocinio avevo fatto pratica in uno studio di diritto del lavoro, dove era da poco uscito il GDPR e mi era stato chiesto di approfondirne l’applicazione ai siti web. È stato il primo punto di contatto con il marketing, in un modo che allora non riconoscevo come tale: guardavo come funzionavano i siti dal punto di vista di chi doveva metterli in regola, e mi accorgevo che pochi guardavano prima come funzionavano davvero. Poco dopo ho cominciato a occuparmi di marketing all’interno di un’azienda di famiglia, studiando come si costruiscono landing page, campagne, CRM, funnel. L’ho imparato per lo più da autodidatta — corsi, tentativi, viaggi frequenti a Milano per incontrare chi lavorava in quel campo. È stato in quel periodo che ho capito che il marketing mi interessava più di quanto avrei pensato.

Nel 2019 mi sono trasferita a Milano, dove ho lavorato in una società di consulenza marketing occupandomi di gestione dei progetti e delle persone. Sono stati anni intensi, in cui ho visto un’azienda piccola crescere, e in cui ho imparato molto — soprattutto su cosa vuol dire tenere insieme la parte operativa e quella umana quando il carico aumenta più in fretta della struttura. Nel 2022 sono tornata verso casa, prima a Como e poi definitivamente a Livorno alla fine del 2025.

Da fine 2022 lavoro in una società di consulenza specializzata in marketing e vendita per PMI italiane, dove coordino un team di circa dieci persone. Il lavoro copre tutta la filiera del marketing, con un approccio che mette il CRM al centro. Il mio ruolo è cambiato progressivamente: sono partita occupandomi direttamente di progetti e campagne, poi ho preso in carico il coordinamento e la parte consulenziale, oggi mi muovo tra strategia, gestione del team e relazione con la direzione. È un contesto in cui non ho mai smesso di aggiungere pezzi, in parte perché è un’azienda che continua a evolversi, in parte perché ho sempre preferito lavorare in ambienti dove le funzioni non sono rigidamente separate.

Da qualche tempo collaboro anche con studi professionali su temi di organizzazione interna, HR e compliance — un lavoro meno visibile che consiste soprattutto nel mappare procedure e ruoli, aggiornare organigrammi e mansionari, mettere ordine in aree in cui l’azienda è cresciuta più in fretta della sua struttura. Insegno anche marketing in un contesto di formazione professionale: è un’esperienza che mi ero cercata dopo il ritorno, in parte per il richiamo educativo che dagli anni degli scout non mi ha mai lasciata.

Perché scrivo qui

Scrivo per due ragioni, entrambe abbastanza vere da poter essere dette.

La prima è che scrivere mi aiuta a capire cosa penso. Le idee che mi sembrano chiare quando ci ragiono nella testa si rivelano quasi sempre più fragili quando devo metterle su una pagina. Scrivere è il modo in cui verifico se una cosa che ho pensato sta davvero in piedi, o se era solo un’intuizione da bar.

La seconda è che vorrei circondarmi di persone che ragionano in un certo modo. In un panorama pieno di voci che promettono e alzano il tono, mi mancava un posto dove provare a stare dall’altra parte — a scrivere in modo più composto, più lento, meno performativo. Se qualcuno che condivide questa preferenza mi trova qui, per me è già molto.

Fuori dal lavoro mi interessano i viaggi, la fotografia, il cibo e la tavola come forme di attenzione al presente. Alcune di queste cose finiscono su Instagram, altre da qualche parte tra le righe di quello che scrivo.